| Il concetto di sostenibilità si basa sulla definizione della Commissione Brundtland delle Nazioni Unite del 1987 in base alla quale “lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente la soddisfazione dei bisogni economici, ambientali e sociali delle attuali generazioni senza compromettere le sviluppo delle generazioni future”. Più in generale, si considera sostenibile lo sviluppo in grado di coniugare le dimensioni economica, ambientale e sociale di ogni attività umana, mantenendo il suo impatto all'interno delle capacità di carico del sistema in cui si realizza. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 01 Novembre 2011 |
Secondo il Libro Verde: "Promuovere un quadro europeo per la Responsabilità Sociale delle Imprese" pubblicato dalla Commissione Europea il 18 Luglio 2001, “…la maggior parte delle definizioni della responsabilità sociale delle imprese descrivono questo concetto come l'integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”. Per esprimere il concetto di Responsabilità sociale viene frequentemente utilizzato il termine "Cittadinanza Sociale d'Impresa": il suo andare oltre il far bene il proprio mestiere per contribuire a creare benessere nella comunità in cui opera, in virtù della consapevolezza che una società coesa è una società che riesce a valorizzare non solo le proprie risorse eccellenti, ma anche i contributi residuali e marginali, riconoscendone dignità e valore. La cittadinanza sociale d'impresa si fonda cioè sulla consapevolezza che non c'è antitesi tra lungimiranza economica e responsabilità sociale, al contrario la loro coniugazione può dare risultati molto positivi. La maggior parte delle definizioni della responsabilità sociale delle imprese descrivono questo concetto come l'integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate. Il concetto di responsabilità implica la presenza di spazi di discrezionalità nel perseguire i fini istituzionali, cioè l'esistenza di gradi di libertà nel decidere ambiti e modalità di azione. L'azienda e i suoi protagonisti, pertanto, sono responsabili delle proprie scelte e sono chiamati a rendere conto (accountability) di esse e dei risultati ottenuti ai propri interlocutori; inoltre, l'aggettivo sociale non si limita a evocare istanze proprie della collettività, ma intende evocare anche la tensione al soddisfacimento delle crescenti attese degli investitori (in termini di rimunerazione del capitale), dei clienti (in termini di crescenti livelli di qualità e servizio offerti a prezzi inferiori), dei lavoratori, delle istituzioni. In tal senso si vuole qui sottolineare la necessità di considerare congiuntamente gli impatti economici/ambientali/sociali della vita di un'impresa. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 01 Novembre 2011 |
L'investimento socialmente responsabile (d'ora in avanti SRI, acronimo di socially responsible investment), è la pratica in base alla quale considerazioni di ordine ambientale e/o sociale integrano le valutazioni di carattere finanziario che vengono svolte nel momento delle scelte di acquisto o vendita di un titolo o nell'esercizio dei diritti collegati alla sua proprietà. L'SRI si esplica attraverso la selezione di titoli di società, perlopiù quotate, che soddisfano alcuni criteri di responsabilità sociale, cioè svolgono la propria attività secondo principi di trasparenza e di correttezza nei confronti dei propri stakeholders tra i quali, per esempio, i dipendenti, gli azionisti, i clienti ed i fornitori, le comunità in cui sono inserite e l'ambiente. Investitori socialmente responsabili possono essere sia i singoli individui (che operano direttamente o attraverso la mediazione dei gestori), che le istituzioni: fondazioni, FP, enti religiosi, imprese o organizzazioni non-profit. Con questo approccio, è possibile contribuire allo sviluppo di un sistema economico più solidale e sostenibile nell'aspettativa di rendimenti non necessariamente inferiori a quelli altrimenti conseguibili attraverso investimenti di tipo tradizionale. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 01 Novembre 2011 |
Esistono diverse dimensioni o approcci all'investimento responsabile, dall'attività di screening dei gestori di fondi etici o socialmente responsabili al positive engagement nei confronti delle imprese partecipate. Lo screening di portafoglio, forma originaria di applicazione dei principi dell'SRI, è il processo di selezione degli investimenti che prevede l'inclusione o l'esclusione di titoli dai portafogli finanziari in base a criteri ambientali o sociali. Con il manifestarsi di nuove strategie di valutazione della responsabilità sociale e ambientale d'impresa che superano i concetti di esclusione e inclusione, si è sviluppato un secondo approccio, definito con il termine engagement. In linea di principio, implica l'impegno da parte dell'impresa a mettersi in gioco sui temi della CSR e a rivedere così la sua attività alla luce dei criteri etici, sociali e ambientali. Tali criteri possono esserle indicati da un soggetto esterno competente in materia - il gestore di un fondo che investe nell'azienda, un istituto di ricerca, una società di consulenza - con cui iniziare un dialogo su base continuativa e concordare una regolare verifica degli obiettivi raggiunti. Una forma particolare di questo tipo di approccio è la shareholder advocacy che consiste nell'intervento diretto nel processo decisionale d'impresa tramite lo strumento della shareholder resolution. Il concetto alla base di questo comportamento è che tutti coloro che, in virtù del conferimento del proprio denaro, detengono una quota del capitale sociale, possono essere definiti azionisti-proprietari della società; in quanto tali, quindi, essi hanno il diritto e il dovere di avere interesse non solo verso le performance dell'azienda, ma anche verso le sue politiche, i processi da essa adottati e gli impatti provocati sull'ambiente che, in ultima analisi, finiranno comunque per ripercuotersi su tali performance. Il community-based investment rappresenta quell'insieme di attività volte alla fornitura di mezzi finanziari ai soggetti che sarebbero esclusi da un “normale” processo di allocazione di risorse. Nel circuito tradizionale del credito l'analisi delle aziende finalizzata alla concessione di prestiti segue procedure fondamentalmente standardizzate: quelle che non rientrano nei parametri stabiliti dalla direzione della banca sono, di fatto, escluse dal credito bancario. Questo tipo di strumento è quindi rivolto a risolvere il problema genericamente indicato come “fallimento del mercato”. Questo è un problema molto sentito dalle piccole e medie imprese (PMI), soprattutto se di recente costituzione, che difficilmente presentano una struttura patrimoniale solida; inoltre, data la commistione tra patrimonio dell'azienda e dell'imprenditore, le PMI raramente ottengono credito bancario in linea con le loro possibilità di crescita. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 01 Novembre 2011 |
I criteri di esclusione o negativi, possono essere ricondotti al settore di appartenenza o a determinati comportamenti a livello di singola impresa. Nel primo caso interi settori di attività vengono esclusi in base a motivazioni di carattere etico (tabacco, pornografia, alcol, gioco d'azzardo), sociale (armamenti, produzione di OGM) o ambientale (petrolifero, chimico). Nel secondo caso, sono motivi sufficienti ad escludere un'impresa i seguenti criteri:
Nello screening effettuato in base a criteri di preferenza si considerano le aziende in termini positivi, cercando di individuare quelle società che per comportamenti o prodotti si distinguono in termini di responsabilità sociale. Criteri di preferenza possono essere:
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| Ultimo aggiornamento Martedì 01 Novembre 2011 |
Questo aspetto è molto importante da rimarcare: l'investimento socialmente responsabile non è penalizzante da un punto di vista finanziario. Il caso dello screening Il caso dell'engagement |
| Ultimo aggiornamento Mercoledì 02 Novembre 2011 |
Possiamo suddividere i fondi comuni di investimento socialmente responsabili in quattro “generazioni”, così chiamate perché ognuna di esse può essere riferita ad un preciso periodo storico ed evolutivo del settore. La prima generazione di fondi si caratterizza “eticamente” per l'applicazione dei criteri di esclusione, che limitavano l'investimento in determinati settori industriali o in determinate imprese. In seguito sono stati introdotti, oltre ai criteri di esclusione, criteri positivi in base ai quali selezionare le aziende che si distinguono per le loro pratiche in alcuni ambiti di attività specifici e rilevanti in ottica di responsabilità ambientale e sociale. Aziende che si dimostrano ad esempio particolarmente sensibili all'impatto ambientale dei loro processi e/o prodotti, che offrono condizioni di lavoro con alti standard qualitativi e di sicurezza ai loro dipendenti, che chiedono ai loro fornitori il rispetto dei medesimi standard o che sono all'avanguardia in termini di sicurezza di prodotto per il consumatore. La terza generazione di fondi si è distinta per una più approfondita conoscenza interna dei processi gestionali delle società analizzate: ciò che viene valutato quindi non è più solo il settore di attività o le pratiche aziendali positive in certi determinati ambiti, ma il complesso dell'organizzazione e della gestione d'impresa, in ognuno degli aspetti che ne definiscono il livello di responsabilità sociale. Nell'ultima e più recente tipologia di fondi l'analisi valutativa supera i confini aziendali e considera il ruolo dell'impresa all'interno della comunità, con particolare attenzione alla qualità dei rapporti che essa intrattiene con i portatori di interessi. L'informazione fornita dall'impresa, la sua accessibilità, quantità e soprattutto la sua trasparenza su questi temi divengono elementi centrali della valutazione di eticità. L'aspetto di “engagement”, cioè la disponibilità dell'impresa a mettersi in discussione e a fare proprie osservazioni e richieste provenienti dall'esterno, risulta quindi discriminante e permette di individuare quelle aziende che intendono davvero intraprendere un percorso di sviluppo socialmente responsabile. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 01 Novembre 2011 |
Mercato istituzionale La prima e ad oggi unica indagine a livello italiano ed europeo sull'SRI e investitori istituzionali � stata svolta da Eurosif nel 2003 e poi aggiornata nel 2006. La ricerca in questione ha messo in evidenza la residualit� che caratterizza ancora questo tipo di investimento in Italia.
Fra le categorie di investitori prese in considerazione, spicca il ruolo giocato dalle compagnie d'assicurazione che diverse compagnie, infatti, offrono prodotti unit o index linked agganciati a panieri o a indici etici. In un'ideale classifica, seguono i FP, gli enti religiosi e le fondazioni di origine bancaria. Peraltro, va sottolineato come la ricerca citata sconti i limiti di uno studio iniziale, che ha dovuto aggiungere alle tipiche difficolt� delle ricerche di campo anche criticit� ulteriori, legate alla tradizionale riservatezza esercitata su argomenti come quelli relativi alla gestione di un patrimonio finanziario. Sul fronte degli enti religiosi, per esempio, l'impressione degli addetti ai lavori � che, in realt�, le cifre reali siano molto pi� significative; tuttavia, la parcellizzazione di questo mondo e la scarsa attitudine alla comunicazione su questi temi ha reso impossibile intercettare tutte le informazioni utili a formare una visione d'insieme. La dimensione del mercato SRI cambia significativamente in ambito europeo. Occorre peraltro distinguere secondo la tipologia di approccio (screening e/o engagement). I mercati pi� avanzati sono l'Olanda e la Gran Bretagna, mentre l'Italia � fanalino di coda subito prima della Spagna e dell'Austria con 2,8 bln di asset investiti secondo criteri di responsabilit� sociale. L'engagement risulta essere molto limitato in Italia, mentre all'estero � presente in maniera pi� significativa, soprattutto in Olanda e in Gran Bretagna. Nella stragrande maggioranza dei Paesi oggetto d'indagine, i FP sono i soggetti i pi� attivi nella pratica dell'SRI o comunque quelli che promettono gli sviluppi pi� interessanti. Fondi comuni di investimento Nel contesto italiano, l'SRI rappresenta una quota marginale del mercato, ma che ha dimostrato un certo dinamismo negli ultimi anni sia in termini di numero di fondi che di asset under management. Nel panorama europeo, la Gran Bretagna si conferma mercato pi� evoluto e ampio in termini di numero di fondi di investimento che di asset under management, mentre se si analizza l'incidenza percentuale dei fondi socialmente responsabili sul totale degli asset gestiti attraverso fondi comuni, Belgio (5,18%), Svizzera (4,02%), Olanda (2,39%) e Gran Bretagna (1,40%), mostrano la quota pi� significativa. In questo senso, lo 0,54 7 % dell'Italia pu� essere letto come un'opportunit� di crescita futura. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 01 Novembre 2011 |
Il principale motivo per considerare il comparto dei fondi pensione come importante driver dei flussi finanziari orientati alla tutela dell'ambiente e dell'equità sociale è una sostanziale coerenza con i principi dell'investimento socialmente responsabile:
Da un punto di vista pratico, esistono diverse opzioni per un Fondo pensione che voglia applicare i principi dell'investimento socialmente responsabile:
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| Ultimo aggiornamento Martedì 01 Novembre 2011 |
Gli indici di borsa sono medie ponderate dei prezzi dei titoli negoziati in un determinato mercato ed offrono una misura sintetica dell'andamento del mercato, rappresentando un riferimento per i contratti indicizzati e per alcuni strumenti derivati. I principali indici etici nei mercati internazionali sono i Dow Jones sustainability Indexes, il Ftse4Good e l'Ethical Index euro. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 01 Novembre 2011 |
Il rating etico può essere definito un giudizio sintetico su un titolo oggetto di possibile investimento che si basa su criteri di responsabilità sociale e ambientale. L'attività di rating in particolare mette in luce gli aspetti della gestione aziendale che potrebbero avere un'influenza significativa sulla redditività e sull'immagine dell'impresa. Si parla di rating perché i principi e i presupposti della valutazione sono mutuati dalle tradizionali metodologie di rating finanziario, ma etico perché ci si basa su criteri di responsabilità sociale e ambientale tali da soddisfare questi principi. La valutazione dei titoli di debito emessi dagli stati sovrani si basa sulla conformità etica del Paese emittente, ovvero sul livello delle libertà civili e dei diritti politici. La valutazione di titoli emessi dalle aziende è, invece, effettuata su due livelli: il settore in cui opera l'azienda e l'azienda nel suo complesso. La valutazione del settore si basa sulla natura delle produzioni che non devono essere lesive della dignità dell'uomo e dei suoi fondamentali diritti. La valutazione dell'impresa si basa anch'essa su una serie di criteri generali, ambientali e sociali volti a valutare la qualità delle relazioni dell'impresa con i suoi stakeholder. Il criterio guida può essere individuato nella realizzazione in impresa del principio della centralità dell'uomo rispetto all'organizzazione. Sono poi aspetti fondamentali:
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| Ultimo aggiornamento Martedì 01 Novembre 2011 |
Nonostante la maggior parte delle persone concordi su alcuni principi etici fondamentali, ogni individuo deve decidere se un particolare investimento rispetti le proprie convinzioni morali e sensibilità culturali. Alla luce di questa considerazione una caratteristica comune a tutte le forme di investimento socialmente responsabile è la trasparenza e completezza dell'informazione relativa ai criteri utilizzati per la selezione, gestione e liquidazione dei i titoli di investimento. Grazie alla disponibilità di queste informazioni, l'investitore è libero di scegliere quale tipo di fondo sottoscrivere nel rispetto delle proprie inclinazioni. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 01 Novembre 2011 |
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