E’ di circa 3 miliardi di dollari l’anno l’impegno della Banca Mondiale per progetti di sviluppo sostenibile che valorizzino le energie rinnovabili e un’urbanizzazione a misura di futuro.
Un nuovo rapporto lanciato in occasione dell’ottavo meeting Forest Carbon Partnership Facility (FCPF) della Banca Mondiale, dimostra come l’istituto non mantiene le proprie promesse di proteggere i diritti dei popoli di foresta e la stessa stabilità degli ecosistemi dove vivono. Due punti di vista agli antipodi su come agisce la Banca Mondiale per la salvaguardia del pianeta, da sempre sotto la lente delle organizzazioni non governative. Ora all’insegna della massima trasparenza (si spera) e dell’efficienza, tutti i progetti dell’istituto saranno on line a disposizione di tutti. La Banca Mondiale ha messo in rete il 21 aprile un’enorme mappa interattiva, su migliaia di interventi in corso nel mondo. La mappa, realizzata dalla GeoQ, è navigabile Paese per Paese, città per città. I progetti sono visualizzati in colori diversi a seconda delle categorie: giustizia, agricoltura, sanità, comunicazioni, energia, industria, finanza, commercio, educazione, trasporti, acqua e ambiente. Via la produzione cartacea alla quale era difficilissimo accedere e che rendeva di fatto impossibile qualsiasi seria e reale valutazione dei risultati. L’obiettivo di questo progetto mira proprio al coinvolgimento diretto delle società civili dei 79 paesi verso i quali sono diretti gli interventi della Banca Mondiale. Grandi numeri. Centosessantotto miliardi di dollari investiti in tremila progetti della rete dell’International Development Association, disseminati tra oltre sedicimila siti nei settantanove dei Paesi più poveri del pianeta.
Purtroppo la povertà, spesso fa rima con governi corrotti in cui il denaro prestato ai governi non sempre è utilizzato come prevedono gli accordi. “Grazie alla mappa il settore civile può controllare dove e con quali obiettivi sono in corso progetti che riguardano uno specifico territorio”, ha spiegato Aleem Waljii, responsabile dell’innovazione del World Bank Institute. L’altro obiettivo che si vuole raggiungere: un quadro più preciso delle realtà locali. Quindi progetti mirati, evitando doppioni e sovrapposizioni e sfruttando anzi le peculiarità, punti di forza e lacune di ogni zona d’intervento. Prima del Mapping for results project nessuno si era preoccupato di incrociare i dati della Banca mondiale con quelli della Banca per lo sviluppo africano. Si è scoperto così che le due organizzazioni tendono a finanziare progetti nelle stesse aree, lasciandone completamente scoperte altre. Impegno enorme della Banca Mondiale in energie rinnovabili e un’urbanizzazione a misura di futuro. E’ di circa tre miliardi di dollari l’anno l’impegno della Banca Mondiale per progetti di sviluppo sostenibile che valorizzino le energie rinnovabili e un’urbanizzazione a misura di futuro. Nel quadro di finanziamenti della Banca Mondiale ha visto nel 2010 l’Italia al terzo posto, con una quota dell’8,93% del totale, fra i paesi aggiudicatari dei contratti. Nel 2010 i finanziamenti nel settore energetico della Banca Mondiale hanno rappresentato il 18 % del totale, con un trend di crescita passato dai 2,3 miliardi di dollari del 2003 ai 13 miliardi del 2010. In questo ambito, l’impegno nel campo delle rinnovabili è cresciuto di otto volte fino a 1,9 miliardi per l’anno passato.
Il 44 per cento dei finanziamenti hanno coinvolto progetti di sviluppo nel settore idroelettrico, mentre il fotovoltaico ha assorbito il 9 per cento, ma con un trend di crescita più forte in regioni come l’Africa Sub-sahariana dove solo il 31 % della popolazione ha accesso all’elettricità. Se si esclude la quota del Sudafrica, nell’intera Africa Sub-sahariana la potenza installata è di appena 30 GigaWatt, pari a quella della sola Norvegia. In paesi come Repubblica Democratica del Congo ed Etiopia, la crescita possibile è stimata in 30 volte la produzione attuale, in Guinea addirittura di 100 volte. Ma se i grandi progetti richiedono un notevole sforzo economico, la Banca Mondiale sostiene anche iniziative di taglio medio/piccolo, come quelle finanziate in Sri Lanka, Vietnam, Turchia e Tanzania. Uno dei settori più promettenti resta quello del solare termico e fotovoltaico, dove si va dai maxi progetti di energia solare concentrata nella regione Mena (Medio Oriente e Nord Africa) agli impianti domestici che stanno cambiando la vita di milioni di persone (in Bangladesh le antenne ‘domestiche’ sono già 375 mila e crescono a un ritmo di 15 mila unità il mese). Il ruolo cruciale delle rinnovabili nell’urbanizzazione del futuro è evidente. Già oggi negli agglomerati urbani vive più del 50 per cento della popolazione mondiale, una presenza che entro il 2030 dovrebbe aumentare di 2 miliardi di persone (di cui il 90 per cento nei paesi in via di sviluppo). E’ un trend che conferma anche come lo sviluppo delle città abbia un ruolo importante nel ridurre la povertà, con ricadute positive anche per quanti vivono ancora nelle zone rurali. La ricerca della massima efficienza energetica è fondamentale dal momento che entro il 2030 le città assorbiranno il 73 % della domanda mondiale di energia e avranno una pari quota di emissioni di Co2.
Venerdì 13 Maggio 2011
Fonte: San Marino fixing.com - Saverio Mercadante