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Editoria, partnership tra Ecoseven.net e Teleborsa. Come coniugare finanza e sostenibilita'

Nasce una partnership editoriale tra il portale del Saper Vivere www.ecoseven.net e la Media Company specializzata in finanza ed economia Teleborsa (www.teleborsa.it).

Economia, finanza e sviluppo sostenibile sono temi strettamente connessi, ed è con lo spirito di approfondirli e raccontarli che nasce la collaborazione tra Ecoseven.net e Teleborsa.

Ecoseven.net è il quotidiano online dedicato allo sviluppo sostenibile e all’ambiente diretto da Michele Guerriero, e che in poco meno di un anno si è saputo imporre al centro del dibattito per la competenza e per il taglio innovativo. Teleborsa è una Media Company che integra editoria e soluzioni digitali per i mercati finanziari. I contenuti giornalistici, le soluzioni informatiche e i servizi di analisi sviluppati e offerti – con velocità, precisione, indipendenza, personalizzazione e concretezza – rendono Teleborsa il partner ideale per le imprese, le banche e gli operatori economici che vogliano fare dell’informazione il loro vantaggio competitivo.

Al centro della partnership un ricco scambio di contenuti ed approfondimenti tematici, che permetterà alle due testate lo sviluppo di una offerta che sappia guardare all’economia con la lente della sostenibilità ed allo sviluppo sostenibile con l’occhio degli economisti. Un primo esempio è già online: si tratta di Eco – nomia, il listino dei titoli della Green Economy quotati alla borsa di Milano, a cura di Teleborsa, consultabile sulla homepage di Ecoseven.net

Giovedì 01 Dicembre 2011 Fonte: Ecoseven.net

Il cancro della finanza tentacolare blocca qualsiasi strada verso la sostenibilità

«Per alcuni sarà semplice ed ovvio, per altri più complicato e fors'anche una storiella. Ma al punto dobbiamo ancora arrivare: non raggiungeremo la sostenibilità economica e sociale senza vedere la fine della finanziarizzazione e l'emergere di un nuovo modello (di crescita) economico».

Kristian Weise, direttore del progressista think tank danese Cevea ed ex segretario dei Socialdemocratici danesi al Parlamento europeo, consegna a queste parole l'incipit del suo intervento riportato sulle pagine del Social europe journal. Alla sua analisi manca la terza e fondamentale faccia che compone il prisma della sostenibilità, quello che riguarda la sostenibilità ecologica; nonostante questa mancanza, l'analisi che Weise porta avanti all'indubbio merito di sottolineare uno dei grandi nodi da sciogliere per poter immaginare un diverso modello di sviluppo.

Come anche greenreport.it continua ad evidenziare, la sintetica analisi che Nicola Cacace scrive su l'Unità, «le disuguaglianze sono la causa prima della crisi economica che devasta il mondo occidentale, la finanza sregolata la causa seconda. Le differenze di guadagno tra operai e manager, passate negli ultimi decenni da 1/30 a 1/300 hanno prodotto un forte calo della domanda mentre il volume dell'economia finanziaria è arrivato a 8 volte l'economia reale, 600 trilioni di dollari contro 80 trilioni di Pil mondiale. In Italia nel 2010 sono aumentati sia i poveri, da 7,8 milioni a 8,3 milioni che i nuovi poveri, occupati che non arrivano a fine mese, colpendo soprattutto le famiglie numerose, giovani e Mezzogiorno».

E non è un caso se «negli Usa il fenomeno (16% di poveri) si è accentuato dagli anni di Reagan - uno dei principali promotori del mercato deregolato e senza freni come unico timone di riferimento, ndr. A riprova del valore economico dell'uguaglianza nella società della conoscenza, oggi i paesi a più alta eguaglianza sono anche i più ricchi». E tra i più sostenibili nel panorama delle economie sviluppate, dato che l'esempio principe, in questo caso, non può essere che quello dei paesi Scandinavi.

Per rispondere alla domanda che chiede di cosa si parli quando si cita la "finanziarizzazione", Weise afferma semplicemente che «si tratta di quel che sta succedendo alle nostre economie ed alle nostre società da trent'anni a questa parte, o più». Sintetizzabile nel predominio delle attività finanziarie sulla produzione di beni e servizi, questo processo esponenziale ha tradito il principale e lecito scopo d'esistere della finanza, che in se rappresenta soltanto uno strumento nelle mani dell'uomo - e, quindi, neutro.

Raccogliere il risparmio polverizzato in una miriade di individui e convogliarlo in progetti per uno sviluppo sostenibile non è infatti in alcun modo paragonabile al concentramento dello stesso risparmio ora preponderante, quello indirizzato a gonfiare le rendite finanziarie di pochi, rimanendo nell'etere dell'economia virtuale e senza essere reinvestito dai detentori di capitale nella promozione di attività reali, e senza dunque promuovere né crescita né occupazione - finendo così per tradire anche il modus operandi classico del pur fortemente diseguale e migliorabile capitalismo classico, puro e libero.

Associato al fenomeno della globalizzazione, il cancro della finanziarizzazione spinta ha potuto spandersi e contagiare le principali economie del mondo, in un incedere finora praticamente inarrestabile. Secondo i dati snocciolati da Weise, l'equivalente delle scambi avvenuti nelle piazze finanziarie, nel 1990 era paragonabile a 15 volte il Pil globale dell'epoca, mentre oggigiorno ha toccato quota 74 volte. ‹‹Ed il commercio di attività finanziarie ha una crescita del 50% più veloce rispetto a quello del commercio di altri beni o servizi››, sottolinea l'economista danese.

Weise continua poi la sua analisi citando il risultato di una ricerca che porta a quota 148 i crolli finanziari (durante i quali l'economia di un Paese è diminuita del 10% o più) dal 1870 ad ora, e sottolinea come le economie maggiormente dominate dalla finanza siano più inclini a cadere in crisi economiche e recessioni, come anche «negli ultimi decenni, le crisi sono diventate sempre più frequenti. Secondo il Fmi, la crisi finanziaria degli ultimi 18 mesi è mediamente più lunga delle altre, e serviranno quasi tre anni per tornare ai livelli pre-crisi. Come i prof. Reinhart e Rogoff hanno dimostrato, il debito pubblico ha un aumento medio dell'86% dopo una grave crisi finanziaria. E l'occupazione? Cade molto indietro...».

«Ma la sostenibilità economica e sociale riguarda qualcosa di più grande dei costi della crisi - continua Weise. Si tratta, fondamentalmente, di assicurare un qualche tipo di progresso per tutti. Anche in questo caso, la finanziarizzazione è una minaccia››. L'oppressiva presenza del mondo finanziario impedisce l'incremento degli investimenti sulla formazione di capitale umano (istruzione) e produttivo.

Portando a testimoniare un nuovo studio dell'Ue che afferma come in questi ultimi due anni di crisi la (poca) nuova occupazione creatasi riguardi prevalentemente posti a basso reddito, temporanei o part-time, Weise conclude affermando che ‹‹dal 1990 in poi - quando la finanziarizzazione è realmente decollata - gli investimenti nell'economia reale sono in ritirata. Ci sono diverse ragioni che spiegano ciò. Ma una si distingue chiaramente: gli orientamenti impazienti ed a breve termine degli operatori finanziari».

Per uno sviluppo che prosegua sui binari dell'uguaglianza, e per una sopravvivenza della specie umana all'interno di un ecosistema ospitale alla vita, gli interessi di breve e brevissimo termine della finanza devono lasciare spazio ad una progettazione di lungo periodo. Non ci sarà dunque alcuna sostenibilità da raggiungere, senza una riforma del nostro modo di operare e pensare la finanza.

Mercoledì 30 Novembre 2011 Fonte: GreenReport.it - Luca Aterini

Private capital. Convegno del Rotary Matera il 3 dicembre

Un osservatorio sulla finanza partecipata, per coinvolgere famiglie, imprese, enti locali e associazioni, in progetti che possano garantire l’avvio di opere o la gestione di servizi di pubblica utilità.

E’ uno degli obiettivi che si prefigge di raggiungere il confronto su “Private Capital per lo sviluppo sostenibile’’, con la partecipazione di esperti e rappresentanti del mondo dell’imprenditoria e delle istituzioni,promosso per sabato 3 dicembre, alle 9.30, presso il salone della Camera di commercio dal Rotary International Distretto 2120 Club Matera. L’indicazione e la volontà sono emersi oggi al termine della conferenza stampa di presentazione dell’evento, che ha visto la partecipazione del presidente del Rotary Matera, Federico Boenzi, del prefetto Antonio Braia, del Past President Rotary Matera, Attilio Caruso e del presidente della Camera di commercio Angelo Tortorelli che ha patrocinato l’iniziativa insieme al Comune di Matera.

Nel corso della presentazione sono stati forniti alcuni dati sui tassi di crescita delle imprese e sui depositi bancari e postali ( come da allegati), che evidenziano l’anomalia lucana a investire poche nelle banche a vantaggio di altre soluzioni e questo in presenza di uno stanziamento di 100 milioni di euro dell’Unione europea, rimasto inutilizzato in gran parte delle regioni meridionali a cominciare dalla Basilicata.

Mercoledì 30 Novembre 2011 Fonte: Basilicatanet.it

Rinnovabili: fondo di investimento a Parigi, investono i cittadini

Operatori di energie rinnovabili e della finanza etica hanno annunciato a Parigi la creazione di un fondo per investire nella produzione locale di energia da fonti rinnovabili.

Si tratta del fondo Energy Investment Condivise che ha lo scopo di raccogliere denaro da cittadini e organizzazioni a sostegno di progetti locali per la produzione di energia da eolico, solare, biomasse e idroelettrico. Con una capitale di 1,2 milioni di euro, il fondo punta a raccogliere circa 3 milioni di euro nel 2012 e trasformasi in una societa' per azioni. L'investimento e' consigliato per un periodo di 10 anni e dovrebbe avere un rendimento medio annuo del 4%

Mercoledì 30 Novembre 2011 Fonte: Il Sole 24 Ore Radiocor

Global compact, il network mondiale che promuove un'economia responsabile

Il network italiano ha recentemente eletto uno Steering Committee

Una piattaforma di informazione che garantisce supporto e coordinamento alle aziende e alle organizzazioni italiane che decidono di condividere, sostenere ed applicare l'insieme dei principi universali.

Promuovere un'economia globale sostenibile, rispettosa dei diritti umani e del lavoro, della salvaguardia dell'ambiente e della lotta alla corruzione. E' questo l'obiettivo del patto mondiale (Global Compact) delle Nazioni Unite, che dal 2000 ha accolto oltre 8.700 aziende e organizzazioni provenienti da più di 130 paesi nel mondo, dando vita a una nuova realtà di collaborazione mondiale.

Il patto è uno strumento a cui le aziende, le organizzazioni di lavoratori e quelle civili possono aderire in totale libertà, e si basa sull'impegno di applicare i dieci Principi del Patto nella loro strategia e nelle loro operazioni. Per far sì che il Global compact sia meglio conosciuto nel Bel paese e che riceva sempre più adesioni, è nato il Global Compact Network Italia: una piattaforma di informazione che garantisce supporto e coordinamento alle aziende e alle organizzazioni italiane che decidono di condividere, sostenere ed applicare l'insieme dei principi universali.

Ma che impegno comporta ad un'azienda l'adesione al Global compact? ''Le aziende che hanno aderito al Global Compact, che ad oggi sono migliaia nel mondo, si impegnano ad applicare questi principi nelle loro attività di business nei paesi in cui operano ed a promuoverne l'applicazione. L'adesione comporta anche l'obbligo di predisporre la Communication On Progress, un documento articolato che le aziende devono redigere annualmente per comunicare pubblicamente i progressi ottenuti nell'applicazione dei 10 principi'' spiega all'Adnkronos, Paolo Nazzaro, responsabile Group Sustainability di Telecom Italia.

L'adesione al Global Compact, aggiunge Nazzaro, ''richiama l'attenzione delle aziende sull'importanza di tenere in considerazione, accanto agli aspetti economici, anche quelli sociali e ambientali. Devono essere un riferimento costante nella strategia dell'impresa soprattutto in momenti difficili come quello che l'economia mondiale sta attraversando che rafforzano, se possibile, l'attenzione verso una gestione etica del business''.

Telecom Italia che ha sottoscritto nel 2002 i principi del Patto Globale lanciato dall'Onu, ''ha aderito anche al Global Compact Network Italia nato per promuovere la diffusione del Patto Globale nel nostro Paese, anche attraverso incontri, progetti e attività concrete sul tema della Corporate Social Responsibility. Il network italiano ha recentemente eletto uno Steering Committee composto dai rappresentanti di alcune delle aziende e organizzazioni aderenti, che ieri ha tenuto la sua prima riunione operativa''.

La riunione, ospitata presso le due sedi italiane di Telecom Italia a Milano e Roma, collegate in video-conferenza, e' stata l'occasione per puntualizzare le attivita' svolte dal Network nel corso del 2011 e programmare quelle previste nel 2012.

Il Global compact delle Nazioni Unite lanciato, nel 1999, dall'allora segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, prevede 10 principi da rispettare: 1. Le aziende devono sostenere e rispettare la protezione dei diritti fondamentali dell'uomo, riconosciuti a livello internazionale; 2. Le aziende devono controllare che le proprie affiliate non siano complici in azioni che trasgrediscono i diritti dell'uomo.

3. Le aziende devono sostenere la libertà d'affiliazione e il riconoscimento effettivo del diritto al negoziato collettivo; 4. Le aziende devono contribuire a eliminare ogni forma di lavoro coatto o realizzato sotto costrizione; 5. Le aziende devono collaborare a sradicare il lavoro minorile.

E ancora: 6. Le aziende devono appoggiare l'abolizione delle pratiche di discriminazione nel mondo del lavoro; 7. Le aziende dovranno possedere una prospettiva di prevenzione a favore dell'ambiente; 8. Le aziende devono promuovere le iniziative volte ad ampliare la responsabilità ambientale; 9. Le aziende devono favorire lo sviluppo e la diffusione di tecnologie rispettose verso l'ambiente; 10. Le aziende devono lavorare contro la corruzione in ogni sua forma, inclusa l'estorsione e la bustarella.

Martedì 29 Novembre 2011 Fonte: Adnkronos

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